suono riempì la stanza proprio come prima.
Una casa rumorosa. Un tavolo non vuoto. Non perfetto. Non era il passato. Ma finalmente, per una notte, non ero sola.
Allungai la mano e toccai il distintivo. «Sei stato tu a farlo.»
Il labbro di Grant si contrasse. «Sì.»
Sbattei forte le palpebre. «Mi hai fatto prendere un colpo.»
«Mamma, mi dispiace.»
«Lo so», sussurrò. «Mi dispiace. Mi dispiace davvero.»
Le lacrime continuavano a salirmi agli occhi. Perché il mio peggior figlio aveva fatto qualcosa di buono. Perché il mio figlio più