di torta di mele e un bigliettino infilato sotto la forchetta.
“Non devi prenderti cura di tutti. Lascia che faccia un po’ anche io.”
L’avevo scritto quella mattina.
Ora me ne stavo in piedi nel corridoio dell’ospedale a guardare Arnold, il collega di mio marito, che faceva fatica ad incrociare il mio sguardo.
“Sono così contenta di averti trovato”, dissi. “Puoi dirmi dov’è Ben?”
“Non devi prenderti cura di tutti.”
Arnold mi scrutò il viso.
Poi, all’improvviso, i suoi occhi si riempirono di lacrime.
“Non ti ha detto niente, vero?”