rovina.
Aveva ventuno anni, e agli occhi di suo padre Malik era già un vetro rotto. Per lui, la sua cecità non era una disabilità; Era un insulto divino, una macchia sulla reputazione immacolata di una famiglia che commerciava con estetica e status sociale. Le sue sorelle, Aminah e Laila, erano le statue dorate nella sua galleria: occhi scintillanti e lingue affilate. Zainab era solo l’ombra che proiettavano.
L’esca non veniva con una parola, ma con un odore: l’odore pungente e terroso delle strade portato nella casa spoglia.
—Alzati, ‘cosa’ —