manico del piccolo coltello d’argento che teneva per tagliare le erbe e per le ombre che ancora sentiva nascondersi ai margini delle loro vite.
Un tonfo fragoroso scosse la pesante porta di quercia.
Yusha si avvicinò all’ingresso, il volto indurito, indossando la maschera del medico che era stata. La aprì e trovò un uomo fradicio dalla pioggia gelida, vestito con la livrea fangosa di un messaggero reale. Dietro di lui, una carrozza nera tremava, le sue lanterne tremolavano come stelle morenti.
“Sto cercando l’uomo che ricostruisce ciò che gli altri