Chiese chiaramente, incuriosito, mentre si avvicinava a passi lenti. Adagiato sulla barella d’acciaio inossidabile c’era qualcosa che non si vedeva tutti i giorni in quell’obitorio: il corpo di una suora.
Indossava ancora il suo abito nero, che si addiceva perfettamente al suo corpo giovane e delicato.
Il suo viso, pallido e angelico, sembrava più quello di una persona immersa in un sonno profondo che di una persona viva, ma era morta e non c’era una spiegazione chiara per la sua morte.
Camolo, il più giovane dei due caposquadra, rimase in silenzio per qualche secondo.
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Aspettò che il collega si avvicinasse, cercando le parole giuste per descrivere ciò a cui aveva appena assistito.
“Hai visto il suo tatuaggio, Camilo? È quello?” ripeté il primario, cercando di capire cosa turbasse tanto il collega.