«Surreale o no», disse Camilo con tono più serio. «Siamo qui davanti a una folla, e confesso che questo tatuaggio mi incuriosisce.»
Foseca annuì. Sembrava comprendere il disagio del collega. Poi iniziarono a prepararsi per la procedura.
Nessuna descrizione dell’immagine.
Ma prima che l’autopsia potesse iniziare, un vento gelido irruppe ripetutamente nella stanza, facendo sfondare la finestra con uno schianto.
Le carte sul tavolo volarono, gli strumenti ticchettarono. Camilo rabbrividì. Il suo corpo reagì con un brivido ripetuto. Si voltò immediatamente verso il corpo sul tavolo da visita e, con un nodo alla gola, chiese:
«Dottore, crede davvero che dovremmo farlo?»
«Toccare una suora, una persona sacra?» Foseca non rispose subito, limitandosi a emettere un lungo sospiro. Il suo sguardo era fisso sul corpo della suora e anche lui sentì lo stesso brivido.
Qualcosa era cambiato nell’atmosfera. Ciononostante, parlò con fermezza. «Questo è il nostro lavoro, Camilo.
Chiunque sia, dobbiamo trovare delle risposte. Dobbiamo sapere la causa della morte.» Fece una pausa e concluse.
«Aiutatemi a girarla», chiese Foseca. Con cura e rispetto, i due medici adagiarono il corpo della suora a faccia in giù sulla barella gelida.
Prima di iniziare, Foseca chiuse gli occhi, fece un respiro profondo e mormorò una preghiera. Chiese perdono a Dio, perché, sebbene fosse il suo lavoro, toccare qualcosa di sacro in quel modo le provocava un nodo alla gola.
«Passami delle forbici», chiese. Camilo gliele porse e Foseca iniziò con cautela a tagliare la parte posteriore dell’abito, ma bastarono pochi centimetri perché i suoi occhi si spalancassero.
Quello che vide non era un semplice tatuaggio, ma un’iscrizione, qualcosa di scritto. «C’è qualcosa di vero in tutto questo?», mormorò Foseca, tra sorpresa e curiosità. «Gli ho chiesto: “C’è qualcosa lì, qualcosa di scritto?”», esclamò Camilo, avvicinandosi ancora di più.
Spinto dal desiderio di capire, Foseca accelerò i movimenti, scoprendo completamente la schiena della suora.
E poi, come se il tempo si fosse fermato, i due dottori rimasero immobili. Avevano gli occhi spalancati, i volti pallidi, senza parole.
Nessuno dei due osò battere le palpebre. Il silenzio avvolse la stanza, come se l’obitorio stesso li avesse soffocati. “È questo che leggo, dottore?”
“Non me lo sto immaginando, vero?” chiese Camillo, con la voce rotta dalla paura. Foseca, ancora con le forbici tra le mani tremanti, rispose senza distogliere lo sguardo dalla descrizione.Il mio mondo è crollato quando mia moglie ha dato alla luce due gemelli con la pelle di un colore diverso. Tra sussurri e sguardi sospettosi, sono stato costretto ad affrontare una realtà straziante che mi imponeva di ridefinire i concetti di lealtà e famiglia. Quando Anna, in sala parto, mi ha implorato in lacrime di non guardare i nostri bambini, ho capito che ero sull’orlo di un segreto che non riuscivo nemmeno a immaginare.